Punto vendita in centro a Montà d'Alba

L’azienda agricola Caudamiele ha il suo piccolo punto vendita a Montà d’Alba centro del paese affacciato sulle Rocche del Roero.

Un negozio tradizionale, semplice ma allo stesso tempo ricco di testimonianze legate alla storia apistica dell’azienda Caudamiele. All’interno del negozio c’è un piccolo angolo per la degustazione dei prodotti.

Il punto vendita rispetta i seguenti orari:
MARTEDI’: 09–12:30, 16–19
MERCOLEDI’: 09–12:30, 16–19
GIOVEDI’: 09–12:30
VENERDI’: 09–12:30, 16–19
SABATO: 09–12:30, 16–19
DOMENICA: 09–12
CHIUSO: il lunedì tutto il giorno e la domenica pomeriggio

CAUDAMIELE, DAL 1940 UNA PASSIONE PER IL MIELE

La storia della Caudamiele ha inizio nel 1940 in cascina Valteppe, una località situata nel comune di Montà, immersa nelle Rocche del Roero, grazie a un’idea dei fratelli Battista e Nicola (rispettivamente classe 1922 e 1930).

A Cascina Valteppe esisteva un piccolo apiario di Cauda Tuiin, un cugino del padre di Battista e Nicola. L’apiario, costituito da una decina di alveari, diviene fonte di interesse e passione per i due fratelli che, grazie agli insegnamenti di Tuiin, cominciano la loro avventura catturando due sciami.

Battista si approccia quindi in maniera professionale al mondo dell’apicoltura per mezzo della prima rivista dedicata a questo settore: “l’Apicoltore Moderno” di Don Angeleri – una figura importantissima per il mondo apistico piemontese, considerato uno dei padri dell’apicoltura nazionale.

Negli anni dell’adolescenza Battista lavora poi a Torino presso un macello. Riconosciuto abile al servizio militare nel 1943, viene inviato a Sambuco in Valle Stura. Passano però soli pochi mesi e arriva l’8 settembre il giorno dell’Armistizio.
Con lo sbandamento, Battista fugge da Sambuco ma viene catturato dai soldati tedeschi e rinchiuso in una stalla a Cuneo in attesa di essere deportato in Germania. Nonostante tutto, riesce coraggiosamente a fuggire da un’apertura in una grata e, attraverso varie peripezie, riesce far ritorno a Montà, in località Valteppe. Qualche tempo dopo suo cugino porta a Battista una capretta da macellare sapendolo pratico per via dell’esperienza acquisita nella macelleria a Torino. L’animale viene macellato e rivenduto. L’operazione economica vede alla fine raddoppiato il valore della capra. Inizia così un’attività di macello clandestino: prima con le capre, poi con piccoli buoi e infine con le mucche.

A latere di questa proficua attività di macellazione clandestina, si sviluppa anche l’apicoltura.
Nel 1947 i fratelli Battista e Nicola prendono a mezzadria alcuni bugni villici (il bugno villico è un’arnia rustica o rudimentale) e arrivano ad avere una settantina di alveari. Numero assai considerevole per l’epoca.

Sempre nel 1947 inizia la transumanza in montagna in Valle Stura, nei luoghi che Battista aveva frequentato durante il periodo militare.
L’avventura in Valle Stura comincia con una spedizione, in bicicletta, alla ricerca della postazione in cui sistemare le arnie.
Nel frattempo, la mamma di Battista si dedica alla vendita del miele al mercato di Canale. Nel mercato di Canale, tra le qualità più richieste, si distingue in particolare il miele di acacia; particolarmente apprezzato già all’epoca per il suo colore chiaro e il gusto delicato. Esaurita l’acacia, Battista prosegue l’attività per quell’anno vendendo il miele di montagna, chiaro e delicato anch’esso (ai tempi la gente non gradiva il miele scuro di castagno).

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, tra il 1947 e il 1948, l’attività di macellazione viene interrotta bruscamente su consiglio di dazieri e dei responsabili pubblici. Contemporaneamente, si verifica un periodo di scarsità di zucchero che fa sì che il prezzo del miele salga alle stelle. Questo evento consente un inaspettato guadagno che permette a Battista di acquistare un camion (in realtà un’autovettura 520 tagliata e fatta diventare autocarro con motore del 501).
Iniziano così i trasporti delle api a San Giacomo di Demonte e il commercio delle pesche nella vallata e, in concomitanza, la vendita del vino. La vendita del vino dapprima era limitata alla sola produzione propria; ben presto però diedero origine all’attività di commercio di vino che prevedeva l’acquisto di quello del vicino per poi rivenderlo.

Nel 1949 Battista e Nicola comprano anche un cavallo: serviva per i trasferimenti a Montà ma, allo stesso modo, per dimostrare al mondo il loro affrancarsi dalla povertà, potendosi permettere ciò che allora era diffusamente considerato un simbolo di benessere.
In quegli anni affittano a Montà due camere, utilizzate come magazzino del miele, e un garage per ricoverare il camion al rientro dalle loro attività. La rimessa del camion era necessaria perchè la strada per raggiungere la cascina Valteppe era praticabile per il trasporto con animali ma assai difficoltosa agli autocarri.

Negli anni ’50, quando fa la sua comparsa la peste americana, Battista spedisce un campione a Bologna all’Istituto Nazionale di Apicoltura, da dove giunge la diagnosi e una ricetta miracolosa: è stato il primo della zona a scoprire il rimedio per la grave patologia.

Nel 1952 lasciano definitivamente la cascina Valteppe, difficilmente raggiungibile per via della strada molto fangosa, per andare ad abitare in paese nel borgo di Montà.
Nel 1956 i due fratelli comprano in comune la casa in via Cavour per dividersi nel 1962, data dopo la quale Battista acquisisce la quota parte del fratello Nicola.

Battista muore purtroppo nel 1966, prematuramente, alla sola età di 44 anni, lasciando vedova sua moglie Natalina e i suoi due figli, Ferdinando e Claudio, orfani di padre.
All’epoca Battista disponeva di circa 150 arnie, aveva già iniziato la pratica della transumanza verso la montagna e poi verso la pianura per il trifoglio. A causa della giovane età dei figli Ferdinando e Claudio (nove e dieci anni), la mamma Natalina è costretta a dismettere parzialmente la gestione delle famiglie di api in attesa che i figli crescessero.

Negli anni successivi i due ragazzi vengono coinvolti nella gestione delle arnie fatto che accende in loro la passione per questo tipo di allevamento tanto che, all’età di 18 anni, una volta presa la patente di guida, si sfilano dal contratto stipulato e danno il via all’attività in proprio.

Dopo le prime esperienze, nel 1979 fondano la società Cauda Fratelli di Ferdinando e Claudio. L’azienda ha un primo impulso nell’allevamento delle api regine, attività considerata pionieristica per l’epoca, che richiedeva (e richiede ancora oggi) delle capacità tecniche sofisticate e delicate.

Il vero traguardo è raggiunto negli anni ‘90 con l’invenzione della transumanza rapida che permette la movimentazione delle arnie attraverso delle piccole gru sistemate sugli autocarri. Questo sistema di scarrabilità, insieme all’arnia modificata, diventa oggetto di divulgazione da parte dei tecnici apistici, così da essere utilizzato oggi da buona parte degli apicoltori italiani.

Negli anni 2000 l’azienda diventa la Caudamiele società agricola semplice: accanto ai due fratelli Ferdinando e Claudio, si aggiungono i figli: Daniela e Marco e il genero Matteo. I giovani danno nuovo impulso all’attività portando innovazione e i giusti stimoli per continuare ad investire, credere nel futuro e dare vita all’azienda agricola di oggi.

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