IL MIELE NEL ROERO

 

Sin da epoche antichissime l’uomo ha utilizzato il miele come alimento e da questo ne ha tratto giovamento e benessere.
L’apicoltura era diffuso in Piemonte sin dal Medio Evo, per l’allevamento delle api venivano utilizzate arnie villiche di varia foggia, costruite in legno o in paglia.
Con il Rinascimento si registrò in tutta Europa una ripresa degli studi sulla biologia dell’ape, trascurati nei secoli precedenti, l’invenzione del microscopio diede un forte contributo alle conoscenze dell’insetto.

Il miele è una sostanza zuccherina elaborata dalle api a seguito della trasformazione del nettare dei fiori

La sua composizione non è ancora del tutto chiarita, i suoi principali componenti sono: glucosio 31%, fruttosio 38%, acqua 17%, sostanze diverse 4%, disaccaridi 8%, altri zuccheri 2%.
Il colore cambia sensibilmente dalle tonalità più chiare a quelle più scure, dal giallo paglierino all’ambra quasi nero. Contribuiscono al colore alcuni prodotti derivati dagli zuccheri e pigmenti vegetali. Il colore è legato all’origine botanica ed è importante aiuto alla sua definizione.
La cristallizzazione del miele è dovuta alla ipersaturazione delle soluzioni. Tale fenomeno è legato alla composizione del prodotto e alla temperatura. Intorno ai 35° i cristalli si sciolgono e il prodotto rimane liquido.
Il miele è composto da zuccheri semplici facilmente digeribili, la maggior parte entra direttamente in circolo, senza richiedere un processo digestivo e quindi senza appesantire lo stomaco. Ogni 100 grammi di miele fornisce circa 320 calorie. Per queste caratteristiche è particolarmente indicato nell’alimentazione geriatrica e nella dieta dell’età scolare, come in tutti i momenti in cui è elevato il fabbisogno energetico. Inoltre la presenza di sali minerali, di enzimi e oligoelementi contribuiscono ad aumentare le sue proprietà nutritive. E’ consigliabile l’introduzione del miele nella dieta alimentare di ognuno in ogni caso sia in cucina sia consumato nella tavola come dolcificante.

Il miele agirebbe favorevolmente su vari disturbi dell’apparato respiratorio circolatorio e digestivo, sul fegato, sulla dentazione dei bambini favorendo la fissazione del calcio. Manca tuttavia una corretta sperimentazione clinica in grado di suffragare queste affermazioni, anche perchè ci troviamo di fronte ad un prodotto mai uguale e mai stabile.

E’ stata riscontrata un attività antibatterica, sia nel miele (dovuta alla concentrazione zuccherina e al pH acido) che in soluzione diluite. Queste attività sarebbe dovuta all’enzima glucoso ossidasi che, in particolari condizioni di diluizione produce acqua ossigenata e acido gluconico a partire dal glucosio. Questo sarebbe alla base dell’attività antibatterica esplicata dal miele sulle ferite e potrebbe spiegare anche alcune proprietà tradizionalmente riferite a questo prodotto. Verosimilmente la maggior dei benefici riscontrati dalla tradizione al miele possono essere ricondotti a una azione epato-protettore e all’effetto emolliente, blandamente lassativo e detossicante del fruttosio.
Meglio comunque prendere in considerazione il miele come alimento, con il suo alto valore nutritivo, al pari della sua gradevolezza.

STORIA DELL’APICOLTURA
L’apicoltura nel Roero nell’800
Nel territorio tra Montà e Canale immerse nei boschi, nascoste nella fitta vegetazione, in posti soleggiati ma selvaggi esistono due piccole case che racchiudono un vecchio segreto. Queste costruzioni hanno la caratteristica di essere fatte con grand’attenzione e con molto buon gusto, tant’è che su di una si trova un affresco, una meridiana, sull’altra delle finestre ad oblò con fregi in mattoni da fare invidia alle moderne tecniche di costruzione, con stanze decorate e caminetti. In aperta campagna, entrambe di gran pregio e d’innegabile bellezza, queste costruzioni o ciabot per dirla alla piemontese sono state realizzate da famiglie benestanti ed inserite in una proprietà di una certa importanza. Non si sa bene l’uso quotidiano che avevano queste costruzioni lontane dai centri abitati, è pensabile che fossero adibite a riporre degli attrezzi, a ricovero degli animali e per il riposo e il ristoro di chi lavorava in campagna; poco si sa sull’uso di queste case come difesa e protezione dei raccolti. La particolarità che le rende uniche, in Piemonte e molto probabilmente in Italia è l’uso apistico delle stesse. In pratica in queste case si è tentato nella seconda metà dell’800 di allevare nei muri delle famiglie di api per la produzione del miele. In particolare in una si è costruito tutta una serie di nicchie sovrapposte tanto da formare un vero e proprio muro, atto ad ospitare ben 54 famiglie d’api. Questo genere di allevamento nell’800 era riservato ad una sparuta schiera di naturalisti e di studiosi e si è sviluppato in un areale naturalmente favorevole alla raccolte del miele quali l’acacia ed il castagno. L’uso delle stesse si è protratto sino all’inizio della seconda guerra mondiale.
C’è da augurarsi che questi piccoli gioielli che hanno scritto pagine di storia nello crescita e nella vita dell’uomo possano essere conservate e studiate onde tramandare ai posteri il valore della memoria.