IL MIELE NEL ROERO

L’apicoltura nel Roero nell’800

Nel territorio tra Montà e Canale immerse nei boschi, nascoste nella fitta vegetazione, in posti soleggiati ma selvaggi esistono due piccole case che racchiudono un vecchio segreto.

Queste costruzioni avevano la caratteristica di essere fatte con grand’attenzione e con molto buon gusto, tant’è che su di una si trovava un affresco, una meridiana, sull’altra delle finestre ad oblò con fregi in mattoni da fare invidia alle moderne tecniche di costruzione, con stanze decorate e caminetti.

 

In aperta campagna, entrambe di gran pregio e d’innegabile bellezza, queste costruzioni o ciabot per dirla alla piemontese sono state realizzate da famiglie benestanti ed inserite in una proprietà di una certa importanza.

Non si sa bene l’uso quotidiano che avevano queste costruzioni lontane dai centri abitati, è pensabile che fossero adibite a riporre degli attrezzi, a ricovero degli animali e per il riposo e il ristoro di chi lavorava in campagna; poco si sa sull’uso di queste case come difesa e protezione dei raccolti.

La particolarità che le rende uniche, in Piemonte e molto probabilmente in Italia è l’uso apistico delle stesse.
In pratica in queste case si è tentato nella seconda metà dell’800 di allevare nei muri delle famiglie di api per la produzione del miele. In particolare in una si è costruito tutta una serie di nicchie sovrapposte tanto da formare un vero e proprio muro, atto ad ospitare ben 54 famiglie d’api.

Questo genere di allevamento nell’800 era riservato ad una sparuta schiera di naturalisti e di studiosi e si è sviluppato in un areale naturalmente favorevole alla raccolta del miele quali l’acacia ed il castagno. L’uso delle stesse si è protratto sino all’inizio della seconda guerra mondiale.

C’è da augurarsi che questi piccoli gioielli che hanno scritto pagine di storia nella crescita e nella vita dell’uomo possano essere conservate e studiate onde tramandare ai posteri il valore della memoria.